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PARITÀ

Mestruazioni e taboo! Intervista a Sara Lea Cerutti

Mi sono ripromessa che avrei scritto nella rubrica dedicata alla parità questo agosto e ci sono riuscita, grazie all’aiuto di una persona speciale che ho conosciuto qui sul web: Sara Lea Cerutti. Oggi parleremo di MESTRUAZIONI. Sì, gente, mestruazioni. Più mi guardo intorno più mi rendo conto di come le mestruazioni siano ancora un taboo, anche per adulti. Si fa addirittura fatica a chiamarle con il loro nome, si nascondono gli assorbenti nelle tasche più remote degli zaini per non farli vedere. Ecco perché ho deciso di dedicarci un intero post. Sara Lea è un’educatrice mestruale (tranquilli, scoprirete fra poco di cosa si occupa nello specifico) e ha un meraviglioso blog in cui parla del suo lavoro e non solo.

In quest’intervista affronteremo l’argomento sotto diversi punti di vista, con un’occhio di riferimento alla ragazze giovani.

La prima domanda te l’avranno sicuramente fatta in molti, che cosa significa essere un’educatrice e di cosa si occupa una figura come la tua?

Devi sapere che l’Educatrice Mestruale è una figura di mia creazione. Eh, si! Ehehe! Ho unito le mie due professioni precedenti: ho lavorato come educatrice per dieci anni e come leader del mio cerchio di sorellanza per cinque. A cavallo tra il 2017 e il 2018 ho deciso di unificare tutte queste esperienze nel Progetto Educazione Mestruale e figurare come prima Educatrice Mestruale Italiana.  Dal 2015 si sta muovendo una vera e propria “rivoluzione mestruale”: donne di tutti i paesi sono attive nel sostenere una maggior consapevolezza femminile; non solo in termini di ciclicità mestruale, ma d’identità di genere. Erika Irusta è stata la prima a parlare di “pedagogia mestruale”, ma ha solo arato il campo che ora sta diventando fertile per nuovi semi come il mio. Il mio ruolo, quindi, consiste nell’accompagnare i cambiamenti psicoemotivi di bambine, ragazze e donne in età fertile. Gli ormoni femminili sono suscettibili alle nostre emozioni. Conoscere le nostre emozioni, strutturate sulla base di convinzioni e giudizi rispetto alla realtà in cui viviamo e al ruolo che svolgiamo in essa,  ci aiuta ad armonizzare la nostra ciclicità mestruale e smettere di vivere come un tormento i giorni delle mestruazioni.

Parliamo di tabù: in quali forme si manifesta tutt’ora il tabù delle mestruazioni?

I tabù mestruali, sessuali e di genere sono davvero innumerevoli. Il più evidente, e per questo meno visto come tale, è l’uso della parola “mestruazione”. Spesso sentiamo dire cose come “ho le mie cose”, “mi sono arrivate”, “ho il ciclo”, “è arrivato il marchese” e molte altre. Negare alle mestruazioni la loro “visibilità” con il nome, produce un meccanismo inconscio di rifiuto di una parte importante (e davvero presente considerando che avviene una volta al mese) di noi stesse. Immagino possa esser starano questo discorso, ma se ci pensi bene le mestruazioni sono un simbolo evidente di ciò che sei: una donna. Rifiutarle, o peggio, denigrarle, significa disprezzare una parte di te stessa. E’ un tabù, appunto. Come tale andrebbe sciolto con amore ed accoglienza.

Che consigli daresti alle ragazze che provano disagio e dolore durante le mestruazioni, ma non possono interrompere le loro attività?

C’è differenza tra disagio e dolore. Se le mestruazioni fanno male, non va bene. Significa che c’è qualcosa d’importante di cui occuparsi. La dismenorrea (dolori invalidanti durante le mestruazioni) è una sintomatologia diffusissima che viene ignorata. Invece, può essere il segnale di disturbi importanti a livello ormonale che devono esser confermati da una visita medica. La prevenzione è fondamentale. Se le mestruazioni provocano disagi lievi è possibile assecondarle alternando momenti di studio/lavoro a momenti di riposo. Il riposo può esser fatto sia letteralmente oppure con attività come i pediluvi con sale grosso: questa tecnica aiuta a distendere le contrazioni che tutto il corpo ha durante il rilascio mestruale. Ne puoi fare anche più di uno al giorno e, se ti piace, puoi mettere qualche goccia di olio essenziale di lavanda nell’acqua calda.

Quali sono i sostituti ecosostenibili e meno costosi che sostituiscono gli assorbenti interni ed esterni?

Fortunatamente al giorni d’oggi esistono le coppette mestruali e sono tornati di moda gli assorbenti lavabili di cotone e di lino. Le prime sono delle vere e proprie coppette da inserire nella vagina per raccogliere il flusso mestruale, le seconde sono assorbenti veri e propri. In ogni caso si devono lavare per bene, ma una volta comprati durano per anni. E’ un risparmio economico non da poco considerando che in Italia gli assorbenti non sono un bene primario e vengono tassati al 22% a pacchetto.

mestruazioni e taboo

Molte ragazze assumono la pillola anticoncezionale e sebbene questo porti un ciclo regolare allo stesso tempo causa molte ansie, la più comune è la dimenticanza di una compressa. In che modo si potrebbe vivere l’assunzione della pillola in maniera più serena da un punto di vista psicologico?

Molte ragazze assumono la pillola anticoncezionale senza sapere bene quali effetti abbia davvero sul proprio organismo. La pillola non regolarizza il ciclo, lo blocca. Per semplificare, quando assumi la pillola il tuo organismo registra il tuo corpo come se fosse in gravidanza. E come sai, nei mesi della gravidanza il corpo non produce le mestruazioni. Queste vengono indotte chimicamente. Il rilascio mestruale che vivi è un’induzione: dopo un certo dosaggio chimico, appunto, alcuni vasi capillari nel tuo endometrio si rompono e sanguinano. Ecco perché, nelle avvertenze degli anticoncezionali c’è scritto che possono causare trombi e problemi cardiocircolatori. Detto questo, l’ansia di dimenticare una compressa è normale, ma assumendo la pillola viene bloccata l’ovulazione (che porta ad una gravidanza) ed è difficile che se ti dimentichi una sola volta una pastiglia su 21 succede qualcosa che non vuoi. Il disagio psicologico che si vive nel rapportarsi con una potenziale gravidanza indesiderata ha molte sfaccettature che andrebbero esplorate in un contesto preposto. Sicuramente il disagio sociale di essere giovane e sessualmente attiva è un’esperienza che tutte abbiamo vissuto. Questo, però, è legato all’importanza che diamo alle opinioni e ai giudizi della società in cui viviamo. Se hai deciso di assumere un anticoncezionale significa che desideri essere responsabile per il tuo copro. Allora, ti suggerisco di conoscerlo meglio, di informarti bene su ciò che assumi per evitare di provocargli dei problemi (ad esempio non mischiare caffeina e ormoni sintetici) e di ricercare un maggior dialogo con il partner, perché pur non avendo diritti su di te e sul tuo corpo, il rapporti si hanno in due.

Quando si parla di sedute e consulenze riguardanti questo tema spesso le si associa a donne mature che magari ricercano una gravidanza o che stanno entrando in menopausa, in che modo il tuo lavoro possa aiutare anche le ragazze giovani?

Si, lo capisco. Il mio lavoro consiste nel sostenere il riconoscimento di emozioni, pregiudizi, condizionamenti che limitano il nostro ideale di femminilità. Questo si struttura attraverso l’osservazione e l’imitazione quando siamo bambine. Il nostro oggetto di osservazione sarà, in primis, nostra madre o chi ne svolge la funzione. Spesso nell’accompagnare ragazze di vent’anni che soffrono di amenorrea, dismenorrea e ovaio policistico, lavoriamo molto nell’equilibrare i rapporti con le figure femminili della loro famiglia, per poi passare ai rapporti con le coetanee e con i partner. Questa coralità di persone porta le ragazze a deferire la loro femminilità in modi non sempre voluti: si sentono diverse, incomprese, giudicate, arrabbiate e non sanno bene perché. Gli ormoni sono la sede delle nostre emozioni. Le emozioni femminili sono suscettibili all’ambiente che ci circonda, ad ogni età. Il mio lavoro con ragazze giovani e studentesse universitarie è quello di aiutarle a delineare nuovi confini personali utili ad accogliere la loro interiorità in armonia con gli affetti e l’ambiente che le circonda. Credo che una sana educazione emotiva possa essere uno strumento davvero utile per le giovani donne di oggi. Uno strumento che potranno offrire anche ad altre donne e, soprattutto, che trasmetteranno alle generazioni che verranno dopo di loro.

 

Ringrazio naturalmente Sara Lea per l’intervista. Vi consiglio moltissimo di seguirla su Instagram!

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