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come essere dei buoni alleati lgbt
PARITÀ

Come essere dei buoni alleati LGBT+

Siamo nel pieno del mese del Pride e vedere bandiere arcobaleno svolazzare ovunque e foto di manifestazioni sulla bacheca di Facebook, mi rende felice.

Come ogni anno, però, giugno è il mese in cui si concentrano maggiormente i commenti di vari utenti (in particolare di Facebook), che mi fanno storcere il naso. Di commenti di cui parlare ce ne sarebbero molti, ma questa volta preferisco rivolgermi agli alleati, di cui faccio parte anche io, che spesso e volentieri si dimenticano del loro privilegio.

Innanzitutto, chi sono gli alleati?

Anche chiamati ally (in inglese è più corto e più fico), gli alleati sono persone etero e cisgender (cishet) che supportano i diritti lgbt+ e partecipano alle loro lotte. Gli alleati si trovano in una posizione di privilegio e non c’è sicuramente di bisogno di spiegarne il motivo.

Esiste un vero e proprio manuale del buon alleato? Esistono delle regole standard da adottare? In teoria no, in pratica sì. Mi capita spesso e volentieri di assistere a comportamenti di alleati non del tutto consoni nei confronti della comunità, dovuti al fatto che spesso non ci si rende conto di quanto si è privilegiati.

Andiamo al sodo, quali sono i comportamenti e i commenti che sarebbe meglio evitare?

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Stereotipare gli orientamenti sessuali

Partiamo con qualcosa di semplice: basta riproporre gli stereotipi come qualcosa di carino e cute. L’archetipo dell’amico gay che vi accompagna a fare shopping e si fa le unghie con voi ha stancato, così come l’immaginario della lesbica mascolina con cui parlare di “donne”.

Leggi anche “Essere un millennial gay: intervista allo youtuber Green Ice”.

Pensare che ogni risposta ci sia dovuta

Un difetto di molti alleati (e di chi in generale si trova in una posizione di privilegio rispetto a un’altra categoria) è quella di pretendere che la controparte ci spieghi tutto quello che vogliamo, in modo dettagliato. Domande sul movimento dei diritti lgbt+, sulla comunità, sui vari tipi di orientamento e identità. È bello e apprezzato che noi alleati ci interessiamo, ma non possiamo dare per scontato che gli altri vogliano farci la lezione solo perché si sentono in dovere di “istruirci”.

Inoltre, prima di iniziare con le domande, una ricerca su Google non fa mai male.

 Aspettarsi l’applauso per sostenere i diritti degli altri

Di recente, su Twitter, sono incappata in una discussione nella quale una ragazza alleata si lamentava di una battuta sugli eterosessuali. Nel tweet scriveva “noi etero ci stanchiamo di sostenervi se poi leggiamo queste cose”.

Dunque, partiamo subito dal presupposto che non ci si stanca di sostenere dei valori in cui si crede in base ai tweet che si leggono. Non si sostiene una lotta per avere qualcosa in cambio, ma per i princìpi che si porta dietro. Se ci si stufa di sostenere i diritti lgbt+ significa che l’unico motivo per cui li si sosteneva era per ricevere un applauso da parte della minoranza. Non siamo brave persone che meritano un applauso  per non discriminare gli altri, siamo solo esseri umani decenti. Non ci sono ricompense per comportarsi in modo umano, non ci sono pat pat sulla spalla, quindi non aspettiamoci un “grazie” solo per aver guardato al di là di un privilegio con cui siamo nati.

Pensare che la discriminazioni passi solo tramite la violenza

Ebbene sì, più volte ho avuto a che fare con persone che ritenevano di non essere omofobe perché non bulleggiano e non sono violenti nei confronti degli appartenenti alla comunità lgbt+.

L’omofobia, la bifobia e la transfobia passano anche attraverso delle micro-discriminazioni, molto più impercettibili, sottili e subdole rispetto alla violenza fisica.

Qualche esempio? Le battute che fanno riferimento agli orientamenti, la sessualizzazione del lesbismo e della bifobia, la risata alle battute di altri. Si tratta di forme di discriminazioni molto meno evidenti e più normalizzate, ma altrettanto importanti. Quindi, attenzione, il fatto che non abbiate comportamenti violenti nei confronti dei membri della comunità non significa che non abbiate dei comportamenti discriminatori!

Nella mia personale esperienza ho notato che è molto utile, quando amici o parenti fanno commenti simili, farlo notare, non stare zitti. Sì, passerete per i rompiscatole di turno, ve lo garantisco, ma ne vale la pena. Spiegate loro che anche la risata, la battutina e il nomignolo detto “per scherzare” in realtà alimenta la discriminazione di tutti i giorni.

Ricondurre la comunità LGBT+ all’idea di “coppia di uomini gay”

Errore che ho visto spesso fare dagli ally è proprio quello di fare riferimento solo a coppie di uomini gay e, di tanto in tanto, di donne lesbiche, dimenticandosi dell’esistenza della bisessualità, dell’asessualità e di tanti altri orientamenti e identità. Riconduco questo errore alla rappresentazione mediatica degli lgbt, che viene limitata alla coppia monogama gay e lesbica. Molto raramente vengono rappresentate forme d’amore diverse da quella tradizionale.

Non commettiamo l’errore di ridurre la comunità a solo 2 degli orientamenti che comprende.

Attenzione all’eteronormatività

Inutile negarlo, viviamo in una società che vede l’eterosessualità come la norma. Facciamo attenzione a non cascarci anche noi. Qualche esempio? Quando incontriamo una ragazza bisessuale, non diamo per scontato che le piacciano di più gli uomini. Evitiamo come la peste tutti i commenti che fanno riferimento ad un abbigliamento “troppo gay” o “da checca”, quello che si sta dicendo fra le righe è “va bene essere gay, ma solo se non lo sembri”. Si cerca di ricondurre tutto a un’espressione di genere che la società attribuisce all’eterosessualità.

Questi sono alcuni dei comportamenti su cui, un buon alleato, dovrebbe lavorare per riuscire a mettere da parte il suo privilegio e sostenere al meglio la causa!

Miei carissimi alleati, termino col farvi presente l’esistenza dell’associazione Agedo, che raggruppano i genitori, i parenti e gli amici di persone LGBT+. E’ un ottimo modo per lottare affianco alla comunità e rimanere informati!

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