Essere un millennial gay: intervista con lo youtuber Green Ice

Essere un millennial gay: intervista allo youtuber Green Ice

Tra poco inizierà il mese del Pride (anzi, in alcune città c’è già stato). Ecco perché ho deciso di dedicare un spazio del blog per trattare la tematica della differenza. In questo articolo, naturalmente, parleremo della comunità lgbt+, della sua rappresentazione nei media edelle discriminazioni ancora fortemente presenti in Italia.

Ne parleremo con Gabriele, in arte Green Ice, un giovane youtuber che sul suo canale parla di parità, di diversità e lo fa in un modo molto personale!

Essere un millennial gay: intervista con lo youtuber Green Ice

Cosa significa essere un millennial gay?

Trovo che essere un millennial gay sia un’esperienza molto diversa rispetto a quella delle generazioni precedenti, come anche rispetto a quelle successive di sicuro. Siamo la generazione che sta traendo più benefici dall’informazione e abbiamo vissuto in modo più profondo il cambiamento che è avvenuto nella società. Sicuramente ciò che più ha contribuito a questa evoluzione è stato internet. Prima era molto più difficile aprire gli occhi di fronte a qualcosa di diverso, ora il processo è semplificato.

Le persone possono accedere più facilmente alle infomazioni e per i membri della comunità lgbt+ è più facile trovare una comfort zone. Un esempio fra tutti è Youtube, tramite il quale è possibile conoscere storie simili alle nostre, di entrare in contatto con chi vive le nostre stesse esperienze.

Inoltre, grazie alle app d’incontri, oggi ci si sente molto meno soli ed è molto più facile incontrare qualcuno.  Il web ha i suoi lati negativi, ovviamente. La disinformazione, le fake news e gli attacchi omofobi sono dietro l’angolo. Nonostante questo, il web rimane un mezzo potentissimo, io in primis ho iniziato il mio percorso da giovanissimo proprio online.

Questo non è l’unico media che ha influito sulla vita di noi millennials gay. La tv ha fatto sicuramente tanto, e in particolare le serie tv. Le serie cardine sono Queer as folk o The L worlds, incentrate sul mondo lgbt+. Oggi ne sono nate di nuove, alcuni esempi sono Orphan Black Orangge is the New Black, How to get away with murder, Sense8 e FakingIt!. In queste serie spesso il tema centrale non è quello del mondo lgbt+, ma vengono inseriti comunque dei personaggi appartenenti alla comunità in modo da rappresentare anche questa realtà. Anche il mondo della musica si sta facendo sentire, basti pensare a Sam Smith, Lauren Jauregui e Brooke Candy.

Certo, a volte c’è chi non è in grado di gestire la cosa e fa passare l’amore omosessuale come qualcosa di superficiale e fatto per divertirsi, ma maggior parte delle volte le persone si accorgono quando qualcosa non va in certe rappresentazioni. Quindi, anche se me ne preoccupo, cerco sempre di non darci troppo peso e di aver fiducia nel genere umano. Ovviamente tutto ciò si traduce in un approccio da parte delle persone diverso da quelli che c’erano in passato e sicuramente è qualcosa che ha segnato la nostra generazione.

Quali sono i tipi di discriminazioni che hai subito e subisci da parte di coetanei?

Sin da piccolo ho sempre cercato di stare sul vago quando i miei amici parlavano di ragazze, a volte fingevo, e mi riusciva male, però ci provavo, e quando ignoravo i loro commenti o facevo finta di nulla mi dicevano “dai, non fare il finocchio’’. Tutto ciò mi feriva dentro e mi faceva sentire sbagliato.

Ricordo che in terza media tinsi un ciuffo di capelli di verde. I miei compagni iniziarono a urlarmi insulti per i corridoi, specie i ripetenti. Era un’umiliazione continua, quelle parole facevano male. Un giorno, in seconda superiore, un mio compagno mi chiamò “finocchio”. Preso dalla collera feci il mio coming out in quel momento, fu veramente liberatorio.

Oggi ho smesso di preoccuparmi dell’opinione delle altre persone e non ho paura a riprendere qualcuno che fa commenti fuori luogo e discriminatori. Ho notato che spesso i miei coetanei insultano per sentirsi accettati dal gruppo. In molti casi è vero che la discriminazione è talmente radicata a causa di terzi che risulta quasi ‘’genuina’’, ma non è mai qualcosa di naturale e probabilmente sarebbe bastato un percorso di vita leggermente diverso per far capire ad alcune persone che certe cose sono sbagliate e che le loro convinzioni sono frutto di influenze esterne.

 

Cosa ne pensi della rappresentazione della comunità lgbt+ in Italia?

La rappresentazione della comunità LGBT+ è molto presente a livello internazionale, tuttavia credo non ce ne sia abbastanza se consideriamo solo la realtà italiana.

Spesso in Italia la rappresentazione della comunità è in mano a persone che la comunità non la conoscono per nulla. Parlando esclusivamente di omosessualità abbiamo qualche personaggio di spicco molto celebre (Tiziano Ferro, per esempio). La transessualità, la bisessualità, il lesbismo e tutti gli altri orientamenti e identità non sono affatto rappresentati, se non da qualche youtuber sporadico qua e là. Naturalmente parlo di rappresentazione sana e veritiera, non della macchietta lgbt di turno. La rappresentazione qua in Italia a mio parere è parziale per noi omosessuali, marginale per bisessuali, quasi inesistente per le persone trans e inesistente per intersessuali, asessuali, pansessuali ecc…

Una cosa che mi piace dell’Italia è che pur non essendo i primi in tema di diritti e rappresentazione abbiamo sicuramente tanti alleati e persone che si battono per la causa da dietro le quinte. Amo vedere l’impegno delle persone e amo crescere con loro, io spero un giorno di poter diventare un punto di riferimento.

Tra poco ci sarà il gay pride. Cosa rispondi alle persone che ritengono sia una manifestazione volgare e fuori luogo?

Probabilmente chi ritiene il gay pride una manifestazione volgare non ha capito molto del principio che c’è a monte. Devo essere sincero, anche per me in passato era un concetto non concepibile, però bisogna partire dal presupposto che in realtà ‘gay pride è giusto un nome generale dietro cui si cela pride, perché è una festa che alla fine della giornata celebra tutti, celebra la diversità e l’orgoglio di essere diversi. Celebra ciò che per la società è scomodo. La “volgarità” del pride serve proprio per far capire che non esiste una normalità univoca, che non bisogna adeguarsi a degli standard per pretendere rispetto.

Il pride ha una storia e ci ha portato dove siamo. Se c’è una cosa che sto imparando è che chi vorrà odiare odierà a prescindere, io amo la diversità, amo l’amore ed è ciò che appoggio. Per me il pride è un’esperienza fantastica, e avendolo vissuto in prima persona posso dire con certezza che finché non ti immergi al 100% nell’ atmosfera non potrai giudicarlo.

Date pride giugno 2018

 

Sono contentissima di aver avuto la possibilità di intervistare Gabriele, che vi consiglio caldamente di seguire. Parlare di queste tematiche sul web non è affatto facile e chiunque ci si impegni merita supporto!

Ecco i suoi social!

Youtube

Instagram

 

5 thoughts on “Essere un millennial gay: intervista allo youtuber Green Ice”

  1. Mi piace tutto il post, ma in particolare la reazione del ragazzo di fronte al tizio che lo chiama col dispregiativo “finocchio”: fare coming out proprio in quell’occasione è dimostrare come le parole hanno valore (e il potere di ferirci) solo se si lascia che lo abbiano. Bravo! Però è un concetto che deve diffondersi ancora molto, affinché tanti possano trovare questa stessa forza 🙂

  2. Anche io appartengo alla comunità LGBT e concordo sulla rappresentazione italiana: non esistono personaggi di spicco che siano italiani PURTROPPO.
    Bella intervista!

  3. Io appartengo alla comunità LGBT. dichiarata da anni. Devo essere sincera, non ho mai subito discriminazione di nessun genere. Battutine si, ma non ci ho mai dato troppo peso. Le discriminazioni forti le ho subite e le subisco tuttora in famiglia. Ritengo che non ci sia ancora, nel 2018, una consapevolezza sulla questione, nessuno parla di questa cosa, e chi parla lo fa di nascosto. Concordo assolutamente sul fatto che ci sia una forte mancanza di personaggi di spicco in Italia, cosa che renderebbe la comunità LGBT più “normale” agli occhi degli altri. Non so se sono riuscita a spiegarmi bene. In ogni caso l’intervista mi è piaciuta molto e credo che comincerò a seguire questo youtuber. Non lo conoscevo prima

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