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Stress da lavoro: tu non sei la tua carriera

Il titolo non è clickbait, anzi sì, un po’ forse lo è, ma per un buona causa.

Ho letto un libro.

No, non è questa la buona causa e non è nemmeno una notizia, ma comunque, ho letto un libro. Si chiama Career Satisfaction from within, di Chritopher Edgar e parla di carriera e soddisfazione, di come questi due aspetti si intersechino solo se vuoi che lo facciano e soprattutto di stress da lavoro.

Uno dei capitoli del libro si intitola “You are not your career” che, sebbene sembri una minaccia, è in realtà un caloroso consiglio.

Ho pensato che questo blog fosse lo spazio adatto per parlare anche di tutti gli aspetti negativi che possono subentrare nel momento in cui si entra nel mondo del lavoro, specialmente quando si tratta di dinamiche molto comuni che non fanno distinzione tra fasce d’età. Non è necessario lavorare da 20 anni per poter sperimentare ansia e stress e in questo articolo ho voluto approfondire una tematica di cui non sento parlare spesso.

Dunque, ben ritrovati in questo nuovo meraviglioso post, in cui parleremo insieme del perché noi non siamo il nostro lavoro.

stress da lavoro: tu non sei la tua carriera

Identificazione

Avete presente quando le persone per presentarsi partono subito dicendo la loro professione? “Sono un professore”, “Sono un elettricista” e così discorrendo?  Ecco, si parla di identificazione, ovvero il processo che ci porta a vedere la carriera come parte integrante della nostra individualità.

L’identificazione ha un rischio bello grosso: ci conduce verso un costante stato di ansia e paura, facendoci temere che se non faremo il nostro lavoro abbastanza bene questo scomparirà, lasciandoci individui incompleti e che cambiare lavoro o iniziare un nostro business significherebbe abbandonare l’identità che abbiamo sempre avuto. L’identificazione è anche uno dei motivi per cui non si riesce realmente a rilassarsi, a prendere una vacanza e staccare, in quanto il non pensare al lavoro e a ciò che dobbiamo fare ci fa sentire inutili e improduttivi. Avete presente questo tipo di sensazione, no? Dover sempre fare qualcosa e avere una parte della propria mente che non vive il qui e ora, ma si trova ancora sul posto di lavoro. Se è vero che da una parte potrebbe essere causato da semplice stress lavorativo, dall’altro a volte può essere una scelta, più o meno consapevole, che prendiamo proprio a causa dell’identificazione.

Se ciò che hai letto fin’ora ti suona familiare, sappi che non sei solo, anzi, è pieno di lavoratori che come te faticano a distaccare la propria persona dalla mansione lavorativa che svolgono. Scindere l’individualità dal lavoro non è semplice, ma vale la pena farlo, o quanto meno provarci.

Come smettere di identificarsi

Dopo aver sviscerato il problema, passiamo alla soluzione. Il concetto è semplice: permetti a te stesso di fare esperienza di tutte le paure legate al lavoro che hai, senza giudicarle e mandarle via. Lasciati andare a questa sensazione. Hai paura che i tuoi colleghi siano migliori di te e che verrai lasciato indietro? Bene, visualizza esattamente questa scena e datti il permesso di provare le emozioni che questo ti suscita.

Pian piano noterai che se continui a respirare e concentrarti sulla tua paura, questa prima o poi svanirà, scivolerà via, e anche se ricomparirà sarà sempre più debole. In sintesi, scoprirai che se anche le tue paure dovessero realizzarsi, tu non scomparirai e non ne uscirai distrutto. Pian piano l’identificazione inizierà a dissolversi.

Ci sono diversi esercizi per farlo, in primis è necessario eliminare progressivamente le distrazioni. Oggi diremmo che bisogna praticare la mindfulness, ma all’epoca del libro non credo se ne parlasse così tanto.

Dopodiché, bisogna riconoscere la fonte dello stress. Si pensa, infatti, che se le nostre paure si realizzassero ne usciremmo feriti o distrutti. Scavando sempre più a fondo e continuando a chiedersi “e cosa succederebbe se accadesse?“, si arriva quasi sempre allo stesso risultato “non esisterei più“.

Infine, deve essere molto chiaro che noi non siamo la nostra paura. Le paure sono esperienze momentanee che dipendono dal luogo e dal momento, non fanno parte di noi e non ci saranno legate per sempre.

stress da lavoro: tu non sei la tua carriera

Cosa succede quando smetti di identificarti nel tuo lavoro? Quali cambiamenti avvengono?

Prendi più rischi

Avete mai conosciuto qualcuno che passa l’intera giornata a lamentarsi del proprio lavoro, pur non facendo nulla per cambiare la situazione in cui si trova? Magari quel qualcuno siete proprio voi. Certo, cambiare lavoro non è semplice e ci sono moltissimi fattori che ne influenzano il risultato, come l’esperienza, la specializzazione e l’età, ma spesso si arriva a non non provarci nemmeno. Questo avviene per paura di perdere il proprio status, tutti i benefit e lo stile di vita che si sono raggiunti e, soprattutto, si ha paura di perdere sé stessi.

Separating your identity from your career empowers you to take action if you’re unhappy with your situation.

Ti preoccupi meno

Se vi siete svegliati nel cuore della notte senza un apparente motivo e il vostro pensiero è andato subito a qualche progetto incompiuto in ufficio, sapete di cosa parlo. L’identificazione porta a una costante preoccupazione che ci rende ancora meno produttivi.

Insomma, non si fa altro che rimuginare sul proprio operato, se si è fatto abbastanza, cosa pensano di noi i nostri colleghi; un crescendo di pensieri che si accumulano nella nostra testa, deconcentrandoci totalmente da quello che stavamo facendo, come, ad esempio, dormire.

Diventa più facile starti vicino

Questa è una semplice conseguenza dei punti elencati precedentemente. Chi che crede che la sua persona dipenda unicamente dal proprio lavoro tenderà a risultare stressata e monotematica alle feste. A nessuno piacciono le persone che parlano solo ed esclusivamente del proprio lavoro e che fanno costanti riferimenti alla carriera. L’attaccamento morboso fa perdere il contatto con sé stessi e con il mondo.

Their approval of themselves entirely depends on the prestige of their careers, their job performance and how well-liked they are in the workplace.

Di conseguenza, se smettete di identificarvi con il vostro lavoro sarà più facile starvi accanto.

Provi più piacere nel fare ciò che fai

Pensare che la propria carriera sia una parte di sé non significa apprezzare automaticamente il proprio lavoro. L’identificazione crea una costante paura della perdita, portando a percepire il lavoro come una fonte di ansia e frustrazione. Un esempio calzante è il modo con cui facciamo esperienza di tutto ciò che chiamiamo “lavoro” e tutto ciò che chiamiamo “tempo libero“. Nel secondo caso ci sentiamo liberi di sperimentare e anche se commettiamo errori non li prendiamo sul personale. Quando abbiamo a che fare con attività facenti parte della categoria “lavoro”, diventa automaticamente tutto più difficile, siamo legati al risultato di ogni azione, abbiamo paura di sbagliare e deludere il mondo intero. Non esiste una vera e propria soluzione, ogni lavoro ha aspetti più divertenti e aspetti più stressanti, quello che si può fare è cambiare la propria percezione delle task che proprio non ci vanno giù, cercando di vederle come attività al servizio della parte del lavoro che più ci entusiasma. Se non riuscirà a farci apprezzare ogni singolo aspetto del nostro lavoro, perlomeno renderà alcune cose più tollerabili.

Se sei arrivato fin qui, grazie mille. Ti invito a lasciarmi un commento se anche tu hai sperimentato queste sensazioni e cosa hai fatto. Ti consiglio un altro mio articolo dedicato alla crescita personale: paragonarsi agli altri è davvero un male? 

 

 

Di Angelica

Classe 1995. Laureata in lingue e grande appassionata di COSE WEB, tra un post e l'altro scatto foto, accarezzo gatti, leggo libri e mangio dolci.
Blogger presso www.ilmillennial.com

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