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CRESCITA PERSONALE STUDIO E LAVORO

Ho finito gli studi e non so cosa fare: storia di una crisi d’identità

Se avessi un euro per ogni volta che ho sentito un mio ex compagno delle superiori, un collega, un compagno di università dire “ho finito l’università e ora cosa faccio?“, oggi potrei stare a sorseggiare daiquiri in piscina in un albergo di Dubai e registrare quei video tipo “ciao ragazzi, ho 23 anni e sono miliardaria, datemi i vostri soldi e vi spiego come ho fatto”.

Capisco perfettamente questa sensazione di spiazzamento, la capisco perché ci sono passata io in primis. E’ difficile mettersi molto allo scoperto e questa è forse una della prime volte in cui racconto un periodo piuttosto difficile che ho attraversato, ma dal quale ho imparato qualcosa.

non so cosa fare nella vita

La mia storia

A 22 anni finisco la mia bella triennale in mediazione linguistica all’Università degli Studi di Torino dopo tre anni precisi precisi che manco un orologio svizzero. La verità è che non vedevo l’ora di finire perché quello che stavo studiando non solo non mi piaceva, ma lo trovavo proprio inutile.

Di continuare a studiare lingue non ne avevo intenzione, mi sarebbe piaciuto iniziare a studiare web marketing, comunicazione web, strategia online, social media cose, ma non avevo nemmeno la più pallida idea di cosa si trattasse.

Non potevo restare a Torino senza lavoro e mi ero concentrata al 100% sull’università negli ultimi mesi, sparandomi 6 esami e un tesi nell’arco di 4 mesi; mandare cv era stato l’ultimo dei miei pensieri. Non avevo tante possibilità se non quella di tornare a casina mia, ad Aosta, con i miei genitori. Ho passato notti a stare malissimo, a non sapere cosa me ne sarei fatta della mia vita e a che pesci pigliare. Per ogni passo avanti mi sembrava di farne 3 indietro. Mi ero persino scritta le cose da fare durante i miei momenti di down (non erano veri e propri attacchi di panico, per questo preferisco non usare questo termine). Ho iniziato a guardare TedTalk motivanti, a leggere libri di crescita personale. Ogni giorno mi ripetevo “bene, ho finito un percorso, cosa penso di fare ora? Che cosa voglio fare davvero? Chi sono io?“.

non so cosa fare nella vita

Se un minimo vi ci riconoscete, la prima cosa che ho da dirvi è CALMA. Respirate, è tutto okay, non state morendo. Lo dico perché di tanto in tanto la sensazione era quella di non avere uno scopo nella vita e di precipitare nell’abisso.

Cosa ho imparato

Non ve la sto a fare lunga, ho passato un anno intero a lavorare su me stessa, a leggere libri su libri, a guardare mille video “come capire cosa vuoi fare da grande”. La vera verità che ho scoperto è che quando non sai cosa vuoi fare l’importante è fare qualcosa.
No davvero, qualsiasi cosa.

Il rischio peggiore che si possa correre nella vita, e in particolare a 20 anni, è quello di stare fermi. Citerò un tizio famoso di cui non mi ricordo assolutamente il nome “stare fermi è come tornare indietro“.

Quindi, fai quel corso di fotografia che hai trovato, iscriviti a quel corso online che avevi visto, esci con quegli amici che non vedi da almeno 6 mesi, manda quel cv anche se non ti convince, apri quel blog anche se non ti convince per nulla, muoviti. E’ difficile scoprire cosa vuoi davvero fare, chi sei e qual è la tua vocazione (sempre che tu ne abbia una; sì parlo di multipotenzialità e se non sai cosa sia forse dovresti leggere il mio post “cosa vuoi fare da grande”), ma puoi sempre partire dal cosa NON sei e cosa NON vuoi fare. Inizia ad escludere alcune strade, inizia a capire quali sono i tuoi limiti e cosa davvero non faresti mai e poi mai. Io ho fatto la cameriera in diversi bar prima di arrivare alla conclusione che quello è un mestiere che non fa assolutamente per me.

L’insegnamento più grande

L’insegnamento più grande me lo ha dato un libro che non smetterò mai di consigliare: The Defining Decade, di Meg Jay. Vi rimando quindi all’articolo dedicato al capitale d’identità, concetto fondamentale che mi ha aperto un mondo e mi ha aiutata moltissimo.

the defining decade

L’autrice dice che quando pensiamo di essere delle barchette in mezzo al mare dobbiamo ricordarci che siamo partiti da qualche parte. Non è vero che possiamo andare ovunque, non è vero che le scelte sono infinite. Noi ci portiamo dietro delle esperienze e un’identità che ci guidano e che non possono essere ignorate.

E’ molto più concreto di quanto sembri. Nel 2018, anno della mia crisi d’identità, io avevo una laurea in lingue, diverse esperienze lavorative, tra cui l’insegnamento. Ero particolarmente portata per lo studio delle lingue, per la comunicazione in generale e mi ero abituata a lavori in cui ci si mette al servizio del cliente. Pensare di diventare ingegnere sarebbe stato futile e stupido da parte mia. Dovevo partire da chi ero, cosa avevo fatto fino a quel momento e comprendere le vie.

Ho individuato tre strade: lavorare nell’insegnamento, per cui ero piuttosto portata ma che non mi entusiasmava; lavorare nel mondo del turismo, che trovavo molto interessante e che mi avrebbe permesso di mettere in pratica i miei studi; oppure iniziare con la comunicazione sul web, che però non sapevo definire con esattezza. Scelsi la terza.

Vi mostro lo schemino su cui ho lavorato io per individuare le mie possibilità. Ammirate le mie abilità artistiche (no sul serio, spero si capisca).

non so cosa fare nella vita

E infine

In questi momenti ricordatevi che non siete soli e che la chiave richiede un lavoro su sé stessi non indifferenti:

  • Iniziate a costruirvi un capitale d’identità (e già l’università fa parte del vostro bagaglio)
  • Fate, non rimanete fermi. Anche se vi sembra che ciò che fate non abbia un vero senso logico, una struttura.
  • Ricordatevi che non siete barchette in mezzo al mare, fate lo schemino.
  • Sappiate che esistono persone che non hanno una sola vocazione nella vita, sono persone valide, che spesso si creano profili ibridi.
  • Trovatevi un mentore che vi aiuti, se ne sentite il bisogno.
  • Don’t panic.

non so cosa fare nella vita

 

Di Angelica

Classe 1995. Laureata in lingue e grande appassionata di COSE WEB, tra un post e l'altro scatto foto, accarezzo gatti, leggo libri e mangio dolci.
Blogger presso www.ilmillennial.com

7 risposte su “Ho finito gli studi e non so cosa fare: storia di una crisi d’identità”

Ciao. Mi ha toccato la tua stori, perché io come te ho preso la laurea triennale in lingue e culture straniere ma una volta finito quel percorso sono stato malissimo per lo stesso motivo, ho partecipato a un concorso pubblico e l’anno dopo mi sono rimesso a fare la magistrale. Mia zia mi diceva di andare per il mondo, di girare. Sì, ma per arrivare a cosa? Sono un po’ più grande di te, tra un po’ farò 26 anni e nonostante mi impegno con gli esami i risultati sono lenti ad arrivare. Vorrei entrerete nell’insegnamento perché mi sembra di avere capacità in quel senso ma l’università è diventata un calvario. Ti ringrazio per aver condiviso la tua storia.

Grazie mille Valerio per il tuo commento e per aver condiviso la tua storia! L’università purtroppo non è sempre facile come esperienza e tra una cosa e l’altra, come hai detto tu, diventa un vero e proprio calvario. Se il tuo obiettivo è quello e sai cosa vuoi fare, però, non arrenderti. Mi sembra di capire che sotto sotto hai già le idee chiare su chi vorresti diventare!

Ciao cara!
Grazie per l’articolo, pure io ho fatto una triennale, in design della comunicazione al poli e ho capito che non fa per me. Ho sempre voluto fare moda ma a causa di miei problemi sul fatto di venir etichettato come la femminuccia di famiglia non mi hanno fatto prendere questo indirizzo sempre al poli. Ora non so che fare, con una triennale non ti prendono per quello che ho studiato. Sono anche un pessimo comunicatore e ho preso questo indirizzo, anche se ora sto migliorando.
Sto mandando cv per stage in ambiti di ogni tipo, vorrei viaggiare, fare esperienze all’estero (che non ho perché i miei non avevano modo per mandarmi) ma ora la situazione economica è ancora peggio, mio padre non sta neanche benissimo ed è l’unico che lavora. Vivo in una confusione assurda e non so che fare. Forse è arrivato il momento di scegliere un lavoro meno remunerato ma da cui posso iniziare da subito? Ho un’amica che mi prenderebbe come garzone nel suo negozio di parrucchiera e potrei iniziare da lí… e intanto iniziare a settembre la magistrale in moda? Intanto in questo mese mi iscriverò proprio a un corso che vorrei fare, intanto farò volontariato e andrò un giorno dalla mia amica parrucchiera e nel mentre mando cv a tutto spiano.

Non è sicuramente una situazione facile, immagino la confusione e la frustrazione del momento. So perfettamente cosa significa pensare di aver sprecato 3 anni di studi e dover ricominciare tutto, quello che posso consigliarti, che in fondo è anche quello che ho scritto nell’articolo, è buttarti. In questo momento hai bisogno di un’entrata? Perfetto, trova un lavoro. Più si avvicina al mondo in cui vuoi lavorare tu meglio è, ma lavorare anche in un ambito diverso e nel frattempo integrare i propri studi va più che bene, lo fanno in molti e non c’è nulla di male. L’unico mio consiglio è quello di cogliere le opportunità che ti capitano davanti, non farti scoraggiare dal passato e non rimuginare sulle scelte che hai preso, ormai sono prese e pensarci troppo su non cambierà nulla. Riparti piuttosto da oggi, datti dei nuovi obiettivi, usa la tua esperienza per ponderare meglio le prossime scelte e PARTI.Inizia da qualche parte, stare fermo è come tornare indietro.

Ciao! Grazie per aver condiviso la tua storia. Mi trovo nella stessa situazione, ho studiato fuori sede e ora, alle porte della laurea la prospettiva sarebbe quella di tornare alla madre patria in casa con i miei. E questa è la cosa che più mi preoccupa. Come sei riuscita a gestirla?

Dopo che ho finito l’università sono tornata un anno a casa dei miei e cui ho avuto tempo sia di lavorare e mettermi da parte due soldi (vivendo a spese di qualcun altro riesci a risparmiare moltissimo) sia di capire davvero che cosa fare. E’ stato proprio in quell’anno che ho iniziato a scrivere su questo blog, a interessarmi di crescita personale, produttività e via discorrendo. Quindi, da un lato stavo molto male perché dopo 3 anni in cui ho vissuto da sola in un’altra città è stata durissima tornare con i miei, dall’altro mi rendo conto che questo anno mi ha formata più di quanto abbiano fatto molti altri anni messi insieme.

Tornando a te, quello che ti consiglio è di avere una visione più “alta” della situazione che stai vivendo. Prova a pensare a come sarai fra 10 anni e quanto insignificante ti sembrerà questo problema. Spesso l’idea di tornare dai genitori non ci piace più per una questione di pressione sociale e aspettative altrui che altro, ma se usato bene può essere un periodo di grande crescita. Concentrati su come sfruttare al meglio questo periodo, sugli obiettivi che vuoi porti. Datti delle scadenze entro le quali dovrai aver raggiunto qualche tuo goal.

Insomma, non disperare, qualora dovessi tornare davvero dai tuoi hai moltissime possibilità da cogliere!

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