“Cosa vuoi fare da grande?”: ecco perché odio questa domanda

cosa vuoi fare da grande? ecco perché odio questa domanda

Spero di non essere la sola a detestare la domanda “Cosa vuoi fare da grande?”. Da piccola non ci ho mai fatto troppo caso e non le davo peso. Ho cambiato professione quasi ogni anno. A 6 anni volevo fare la fioraia, il mestiere più bello del mondo perché puoi fare mazzolini di fiori ogni giorno. Ero così fissata per i fiori che per il compleanno di regalarono un mazzo di margherite, ero la bambina più felice del mondo.

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A 10 anni ho fatto il level up e ho deciso che sarei diventata una scienziata (adesso rido solo all’idea!). Mia zia mi aveva comprato un libro sui pianeti e mia sorella aveva ricevuto per natale un microscopio (che non funzionava per nulla, ma noi non ce ne eravamo mica rese conto). Avevo imparato i nomi dei pianeti del Sistema Solare a memoria, quindi il mio destino doveva per forza essere quello.

A 11 anni ho scoperto Hannah Montana. Ciao ciao fiori, ciao ciao pianeti. Il mio sogno segreto era quello di diventare un’attrice e una cantante.

A 12 anni ho preso in mano la mia prima chitarra (suonava malissimo ma era tutta bianca, quindi a prescindere per me era stupenda). Dopo aver imparato (male) 3 accordi il mio destino era segnato: sarei diventata una chitarrista.

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Il periodo del liceo è stato un periodo di buio totale, ero così concentrata sul presente che nemmeno mi passava per la testa l’idea di pensare a cosa avrei combinato da adulta. Qualch

e input però lo avevo, ho frequentato un linguistico, quindi tendevo ad orientarmi verso la traduzione e l’interpretariato.

A 17 anni ho scoperto la fotografia, dopo aver scattato un paio di foto con una compatta rosa (era il periodo in cui tutti i ragazzini si compravano reflex bellissime che costavano un patrimonio, tranne me) e aver fatto un corso per principianti mi sembrava ovvio cosa avrei fatto nel futuro.

Nel frattempo, altri mestieri quali giornalista, psicologa e scrittrice si sono susseguiti.

Insomma, io non ho mai avuto una reale passione. Una di quelle per cui non ci dormi la notte, una di quelle per cui passi le giornate a studiare e migliorarti fino a diventare bravo.

Ho sempre avuto molti interessi che mi piaceva mescolare. Un giorno scrivevo, quello dopo andavo a fare qualche foto in giro, tornavo a casa per suonare due pezzi. Ricordo ancora di un tweet scritto da una – credo- sedicenne me:

“Ho un sacco di interessi ma non sono brava in nulla”.

A 20 anni finalmente ho scoperto che non avere una forte passione, una forte propensione verso qualcosa e il non riuscire ad impegnarsi in un progetto per più di un tot di tempo non solo era normale, ma aveva anche un nome: multipotenzialità. L’ho scoperto soprattutto spulciando sul web e facendo vari test della personalità (qui parlo di quelli che mi sono stati più utili)

Se non ne avete mai sentito parlare, vi rimando all’ articolo Se sei bravo in molte cose sei multipotenziale.

Quindi, dopo questo lungo incipit vi spiego perché detesto quando sento la domanda “Cosa vuoi fare da grande?”

Implica che tu debba essere una sola cosa

Onestamente? L’idea di fare un solo lavoro per il resto della mia vita mi mette ansia. Spesso abbiamo l’idea di dover scegliere un lavoro, studiare per riuscire ad avere le competenze necessarie per svolgerlo e poi farlo per il resto della nostra vita.

Sicuramente molto persone si sentono a loro agio con quest’idea, in fondo, se si hanno le idee chiare e si ha una forte passione perché no?

Io non ce la faccio proprio a pensare che svolgerò la stessa attività per tutto il resto della mia vita!

Fa coincidere la persona con il lavoro

Non so se voi ci avete mai fatto caso, ma spesso è come se la nostra risposta alla domanda dicesse molto di noi. Questo non fa che aumentare la pressione, soprattutto sui ragazzi più giovani, e far sentire a disagio quando la risposta non piace molto al nostro interlocutore.

Fa sentire male chi non sa rispondere

È molto bello che alcuni scoprano la loro vocazione a 15 anni, ma per moltissimi non è così. Io ho scoperto durante il mio secondo anno di università che non avrei voluto affatto lavorare con le lingue (traducendo o insegnando). Sentirmi chiedere “quindi cosa vuoi fare?”, mi metteva a disagio, per quanto capissi che quella domanda non fosse posta con cattiveria.

Insomma, la sensazione è quella di aver fallito e cresce sempre di più man mano che si va avanti con l’età.

Penalizza tutti i multipotenziali

Per finire, come detto prima, questa domanda penalizza tutti i multipotenziali. Coloro che non hanno una vera e propria idea di cosa vogliono fare, che hanno molti interessi che cercano di conciliare il meglio che possono, si sentono automaticamente esclusi.

cosa vuoi fare da grande? ecco perché odio questa domanda

Ho scoperto di essere una multipotenziale negli ultimi anni, se anche tu ti rivedi un po’ nella mia descrizione, forse sei un multipotenziale anche tu!

Non disperare, è tutto okay. Ti consiglio un bellissimo blog italiano in cui trovare molte informazioni a riguardo, Eclectic Chic. La ragazza che lo gestisce si chiama Carlotta Zaina e ha anche aperto un gruppo Facebook stupendo, nel quale organizza spesso delle live! La community dei multipotenziali italiani è molto attiva e posso assicurare che sono pronti ad aiutare quando ce n’è bisogno, ad esempio quando non si sa come gestire i propri mille interessi!

Spero che questo articolo più personale del solito ti sia piaciuto, attendo delle proposte per sostituire la domanda “cosa vuoi fare da grande?”.

Se il mondo della crescita personale ti interessa, dai un’occhiata anche a questo post. Insieme a fabrizio Frustaci parliamo dell’importanza del dare significato agli eventi che ci capitano!

L’importanza del dare significato: intervista a Fabrizio Frustaci

9 comments on ““Cosa vuoi fare da grande?”: ecco perché odio questa domanda

  1. Silvia

    Sentendomi anch’io una multipotenziale, trovo questo post davvero interessante! Specialmente la soluzione che hai trovato alla classica domanda ‘cosa vuoi fare da grande?’ Chiedere quali attività ti piacciono o cosa faresti se non avessi nessun ostacolo, stimolano la riflessione e ti aiutano a scavare dentro di te. Sono senz’altro 2 domande molto intelligenti. Brava come sempre! 😉

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  2. Simona

    Si infatti, perché essere intrappolati in uno stile o in uno schema ? Fare ciò che ci da soddisfazione. Questo si che è un grande passo avanti!

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  3. Raffi

    Ho letto tutto d’un fiato il tuo post. E’ davvero molto interessante e apre una serie di considerazioni che bisognerebbe fare su come i genitori e la scuola dovrebbero affrontare e sostenere i figli multipotenziali. Grazie dello spunto.

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  4. Silvia-A flavors Suitcase

    Ammetto che prima di finire l’università anche io ho provato a fare mille cose e ho cambiato mille idee. Al termine degli studi ero con mia mamma è lavavamo i piatti e mi ha chiesto che cosa vuoi fare da grande e li mi si è aperto un mondo. Gli ho risposto che volevo scrivere. Da quel giorno ho improntato tutte le mie forze per raggiungere quell’obbiettivo e oggi lavoro come Ghostwriter, e ho trovato il mio angolo di felicità 🙂

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  5. Monica

    Sono abbastanza convinta di essere multipotenziale. Ho qualche anno più di te e nella mia vita ho cambiato totalmente lavoro più di una volta ma tutti svolti con passione e ancora non ho deciso cosa farò da grande!

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  6. Sofia

    Cavolo. Adesso devo approfondire di più questa cosa. 🙂 è molto interessante. Credo che diffonderò questo post e andrò a leggere anche l’altro blog che consigli

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  7. Monica

    Ho sempre pensato di essere multipotenziale anche io. E leggendo il tuo post trovo un’altra conferma. Mi rivedo in molte cose che hai detto e anche io ho sempre sofferto molto la domanda “quindi che vuoi fare nella tua vita” perché gli interessi che ho sono tanti e ho sempre provato ansia all’idea di dover per forza sceglierne uno. Alla fine ho capito che non è obbligatorio scegliere e che, logicamente con tanto impegno, è possibile portare avanti le proprie passioni. Per fortuna oltre che multipotenziale me la cavo anche con il multitasking 😉

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