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CRESCITA PERSONALE STUDIO E LAVORO

Capire che lavoro fare tramite il personal branding

Si fa presto a parlare di personal branding. Se non hai un profilo Linkedin dove vuoi andare? La comunicazione, poi, è essenziale. Lo sapevi che anche non comunicando stai comunque comunicando?

Avrò sentito queste frasi almeno un milione di volte negli ultimi anni e online vi è moltissimo materiale che vi può aiutare. In questo articolo vorrei però affrontare il tema del personal branding sotto un altro punto di vista, ovvero quella della scoperta di noi stessi. Il personal branding può trasformarsi in uno buon strumento per capire che lavoro fare e quali sono le nostre inclinazioni.

Si tratta di un tema che ben si collega al mio precedente articolo “Ho finito gli studi e non so cosa fare: storia di una crisi d’identità“, in quanto anche questa volta cerchiamo di capire quale direzione prendere. Quindi, se hai una vaga, anzi, vaghissima, idea di ciò che sei e ciò che vorresti fare per guadagnarti da vivere, sei nel posto giusto. Lavorare sul personal branding è un ottimo modo per conoscere sé stessi e le proprie inclinazioni.

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Comprendere le proprie inclinazioni

Quando si lavora sul personal branding si lavora su di sé, rispondendo a domande non del tutto scontate e che spesso richiedono più impegno nella risposta di quanto ci aspettiamo. Si tratta però di domande fondamentali che ci aiutano a delimitare il cerchio delle infinite possibilità che vediamo di fronte a noi. Una volta creato un quadro più preciso e delimitato è possibile lavorare con più chiarezza su di sé. Se vi aspettate un’unica soluzione evidente e chiara, sappiate che non sarà così. O meglio, potrebbe esserlo, ma potrebbe anche non esserlo, specialmente se avete un profilo ibrido e siete multipotenziali. Insomma, sta tutto nel porsi le domande giuste.

Quali sono le tue passioni?

Sbizzarrisciti, elencale tutte, anche se sono 20. Se possibile, descrivile con almeno 250 parole. E’ un esercizio molto utile per capire come ti senti mentre ne parli e, soprattutto, se si tratta di attività che fai sporadicamente oppure che saresti disposto a fare ogni giorno. Ti piace scrivere? Bene, quanto spesso lo fai? Dove lo fai? Hai un progetto già all’attivo? Di cosa ti piace scrivere? Saresti disposto a farlo per ore e ore al giorno anche se questo significasse scrivere di cose che non ti piacciono? La scrittura è solo un esempio, ma penso sia piuttosto lampante. Ricorda che un hobby creativo, una volta trasformato in lavora, non apporta le stesse sensazioni. Scrivere di ciò che amiamo con le cuffie alle orecchie è bellissimo, ma non ha nulla a che vedere con lo scrivere per lavoro.

Ecco, questo concetto puoi applicarlo a ogni hobby, creativo o meno, che hai.

Qual è il tuo percorso di studi?

Domanda banale, ma neanche troppo. Il proprio percorso di studi la dice lunga sulle nostre inclinazioni e su ciò che ci fa battere il cuore. Non pensare solo al titolo di studio, ma a tutte le materie. Cos’è che ti coinvolgeva di più quando studiavi? Cosa invece odiavi? Se hai avuto pessime esperienze, a cosa sono dovute? Ti faccio qualche esempio. Il mio esame preferito durante gli anni universitari è stato Economia aziendale, specialmente la parte dedicata al mondo del marketing. Parliamoci chiaro, io ero iscritta a Lingue; è lì che ho scoperto che forse, sotto sotto, preferivo un altro tipo di studi.

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Quali sono le tue esperienze passate?

Non neghiamolo, le esperienze passate esistono e sono ciò che maggiormente ci può dare un’idea di cosa vorremmo o non vorremmo fare. Anche in questo caso, non limitarti ad elencarle, scava nel profondo. Cosa ti ha spinto a fare quell’esperienza? Avevi solo bisogni di soldi oppure ci sono altri motivi? Cosa ti è piaciuto e cosa invece hai odiato?  Partire da qui è fondamentale, sapere quali aspetti ti sono piaciuti in un’esperienza che però non rifaresti serve proprio per capire quali sono i tuoi gusti. Ad esempio, in passato ho lavorato come cameriera, esperienza che non ho amato per nulla. Vi sono stati alcuni aspetti però che mi hanno dato soddisfazione: il contatto con il pubblico mi piaceva così come mi piaceva avere in mano la gestione del locale, quindi avere il controllo su cosa mi succedeva intorno e dedicarsi all’organizzazione dell’attività. Capire ciò che si vuole fare nella vita non significa solo capire qual è il ruolo, ma anche quali sono le condizioni lavorative che preferiamo.

Per cosa sei disposto a soffrire?

Questa domanda l’ho presa dal blog Efficacemente e l’ho trovata illuminante. La retorica del “se fai ciò che ami per vivere non dovrai mai lavorare un giorno nella tua vita” ha stancato, perché non è vera. Non ha senso dipingere il lavoro come un’attività priva di ostacoli, inconvenienti, problemi di vario tipo, pressioni da parte di colleghi e clienti. Sono tutte cose che succedono anche se ami il tuo lavoro.

Quindi, per cosa sei davvero disposto a soffrire? E aggiungerei: cosa sei disposto a far diventare, anche solo in parte, una sofferenza?

Lo step successivo

Dopo aver risposto a tutte queste domande e aver definito in maniera più limpida l’ambito e le condizioni lavorative, si può andare ancora più in profondità. Ho preparato per questo step una mappa concettuale che può venirti in aiuto. Si tratta quindi di una definizione ulteriore. Abbiamo capito il settore in cui vorremmo lavorare (es. web marketing), ora andiamo a scavare ulteriormente per capire cosa ci separa dal nostro lavoro ideale. Quali sono gli ostacoli che non ti permettono di raggiungere il tuo obiettivo? Quali sono i tuoi tratti distintivi e qual è il tuo valore aggiunto?

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Alcune domande che vedrai nella mappa sono ancora troppo specifiche per una prima analisi. Quindi, se ancora non sapete inquadrare il ruolo nello specifico oppure quanto vorreste farvi pagare, niente panico! Completate quello che riuscite a completare.

Infine, l’ultimo consiglio.

Mappe mentali, domande ed esercizi possono essere molto utili in un momento di confusione, soprattutto se abbiamo appena terminato gli studi e ci sentiamo dei pesci in mezzo al mare. L’obiettivo è quello di schiarirsi la mente e avere una visione più limpida di quali sono le nostre inclinazioni. Una volta fatto questo, però, è necessario mettersi in gioco e provarci sul serio. Sperimenta: accetta quello stage, prova a fare quell’esperienza, apri quel blog o inizia quel progetto presonale insieme al compago di università che ti stressa da mesi. Non rischiare di rimanere bloccato in una spirale infinita di domande a cui non riesci a dare risposta.

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Di Angelica

Classe 1995. Laureata in lingue e grande appassionata di COSE WEB, tra un post e l'altro scatto foto, accarezzo gatti, leggo libri e mangio dolci.
Blogger presso www.ilmillennial.com

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